
2 Giugno 2026
Investire per i figli: conto, libretto postale o ETF?
Mettere da parte qualcosa per un figlio o un nipote è una delle prime decisioni finanziarie che una famiglia affronta, spesso molto prima di averne studiato gli strumenti.
Le opzioni a disposizione (un conto intestato al figlio, il libretto postale, i buoni fruttiferi, un piano di accumulo in ETF) hanno logiche, costi, rischi e orizzonti molto diversi tra loro.
La guida illustra come funziona ciascuno strumento, quanto rende davvero, come viene tassato e quali sono gli aspetti legali del conto intestato a un minore, fino a come scegliere in base a quando servirà il capitale.
COSA NON FA "INVESTIRE PER I FIGLI"
- Non azzera il rischio: un piano in ETF può scendere di valore nel breve periodo.
- Non rende il capitale liberamente prelevabile: sui beni intestati al minore i genitori non possono disporre come su un conto proprio.
- Non protegge sempre dall'inflazione: libretto e buoni possono rendere meno dell'aumento dei prezzi.
- Non garantisce un rendimento futuro: nessuno degli strumenti offre certezze sul risultato finale.
Perché iniziare presto: il valore del tempo

Il vantaggio più grande di chi accantona per un figlio non è la cifra versata, ma il tempo che quel denaro ha davanti. Su orizzonti lunghi entra in gioco l’interesse composto: i rendimenti maturati generano a loro volta nuovi rendimenti, e l’effetto cresce con gli anni. Va detto con chiarezza che questo meccanismo dipende dal rendimento effettivo dello strumento e dalla durata dell’investimento, inoltre non è garantito: su uno strumento che rende quasi zero, il tempo aggiunge poco.
Un esempio per rendere l’idea
La stessa cifra mensile avviata alla nascita ha davanti diciotto anni di crescita potenziale, mentre iniziata a dieci anni ne ha solo otto. Recuperare quel divario di tempo richiede versamenti molto più alti, e non sempre è possibile. Per questo la prima domanda non è “quale strumento” ma “tra quanti anni servirà il capitale”: diciotto anni per l’università cambiano completamente le scelte rispetto a tre anni per una spesa vicina.
Conto figli: come funziona e quale aprire
Il conto figli è il punto di partenza più richiesto dalle famiglie. Si tratta di un conto intestato al minore, di norma a gestione semplificata e a costi contenuti, pensato per accogliere piccoli accantonamenti e i primi versamenti di nonni e parenti. Va aperto presso intermediari autorizzati (banche, poste, altri operatori vigilati) e l’intestazione è del figlio, anche se a operare sono i genitori.
Nella scelta contano poche cose concrete: i costi di tenuta (idealmente vicini allo zero per importi piccoli), la possibilità di gestirlo online e di farvi accreditare versamenti da più persone, dai genitori ai nonni. Resta però uno strumento di deposito, non di investimento: tiene il denaro al sicuro e accessibile, ma offre rendimenti minimi e non lo fa crescere.
Ha senso come “stanza di passaggio” del risparmio dedicato al figlio, prima di destinarlo a uno strumento coerente con l’orizzonte. Su come muovere quel denaro contano gli aspetti legali, che vediamo più avanti.
Strumenti tradizionali: libretto postale e buoni fruttiferi
Nella maggior parte delle famiglie italiane i risparmi dei figli finiscono sul libretto postale o nei buoni fruttiferi postali, per abitudine più che per scelta. Sono strumenti garantiti dallo Stato, semplici e senza costi di gestione, ma con due profili molto diversi tra loro. Libretto e buoni non sono strumenti sbagliati: sono strumenti con una funzione precisa. Il problema nasce quando li si usa per obiettivi che non sono i loro.
Il libretto è di fatto un deposito: il capitale è protetto, ma il rendimento di base è quasi nullo e gli interessi sono tassati con l’aliquota ordinaria del 26%. I buoni fruttiferi offrono invece un rendimento crescente con la durata e godono di una fiscalità agevolata al 12,5%, la stessa dei titoli di Stato. Le differenze di rendimento, di tassazione e le novità 2026 (la carta del libretto, il trattamento nell’ISEE) le mettiamo a confronto nella guida dedicata a libretto postale, buoni fruttiferi o ETF per i figli.
PAC in ETF per i figli: l’investimento di lungo periodo

Quando l’orizzonte è lungo, dieci o più anni, lo strumento che mette al lavoro il tempo è il piano di accumulo (PAC) in ETF: si versa una cifra costante a cadenza regolare in un fondo che replica un indice di mercato. Non serve un grande capitale iniziale e non occorre indovinare il momento giusto, perché i versamenti distribuiti nel tempo mediano il prezzo di acquisto.
In cambio di un rendimento potenzialmente più alto si accetta il rischio di mercato: il valore oscilla e nel breve periodo può scendere. Su un orizzonte di molti anni, però, la versione ad accumulazione reinveste in automatico i proventi e alimenta proprio quell’interesse composto che premia chi resta investito a lungo. I costi di gestione (il TER, cioè la commissione annua del fondo) restano bassi, tipicamente sotto lo 0,25% l’anno per un azionario globale. Quanto versare e quale ETF scegliere per un obiettivo a diciotto anni è il tema della guida al PAC in ETF per i figli.
Per capire come funziona un piano di accumulo in generale è utile anche la nostra guida agli ETF e al PAC.
Come lavoriamo noi di Finanza Semplice SCF
Siamo una Società di Consulenza Finanziaria iscritta all’Albo OCF sezione SCF. Veniamo pagati solo dai nostri clienti, mai dalle case prodotto: non vendiamo conti, libretti, buoni o ETF e non riceviamo provvigioni. La nostra analisi è indipendente e priva di conflitti di interesse: quando ti aiutiamo a impostare il risparmio per i figli i nostri consigli sono al 100% nel tuo interesse.
Quanto rende davvero ciascuno strumento
I tre strumenti non sono in competizione: rispondono a orizzonti diversi. Questo confronto sintetico aiuta a inquadrarli prima di scegliere.
CONFRONTO RENDIMENTO, RISCHIO E FISCALITÀ
| Strumento | Rendimento atteso | Rischio | Fiscalità sugli interessi | Orizzonte ideale |
|---|---|---|---|---|
| Libretto postale | Molto basso (vicino allo zero sul rendimento base) | Minimo (garanzia dello Stato) | 26% | Breve, parcheggio |
| Buoni fruttiferi postali | Basso-moderato, crescente con la durata | Minimo (garanzia dello Stato) | 12,5% | Medio |
| PAC in ETF | Potenzialmente più alto, non garantito | Di mercato (oscillazioni) | 26% (12,5% sulla quota di titoli di Stato) + bollo 0,20% | Lungo (10+ anni) |
Dati aggiornati a maggio 2026. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.
La lettura è semplice: più l’obiettivo è vicino, più conta la protezione del capitale (libretto e buoni); più è lontano, più ha senso accettare le oscillazioni di un PAC in ETF per cercare un rendimento reale positivo nel tempo.
L’errore più frequente è mantenere per anni sul libretto somme destinate a obiettivi lontani, rinunciando alla crescita che il tempo potrebbe generare. Come tradurre questi principi in scelte concrete, passo dopo passo, è il tema della guida a come investire per i figli.
Aspetti legali: il conto del minore e il ruolo del Giudice Tutelare

Qui si concentra l’errore più comune. Aprire un conto o un libretto intestato al figlio minore è un atto di ordinaria amministrazione e non richiede autorizzazioni: ciascun genitore può farlo. Diverso è disporre di quel denaro. Prelevare somme rilevanti dal capitale del minore o spostarle, ad esempio, sul conto di un genitore, è un atto di straordinaria amministrazione e richiede l’autorizzazione del Giudice Tutelare ai sensi dell’articolo 320 del Codice Civile (fonte: Normattiva).
Un esempio concreto chiarisce il confine: versare somme sul conto del figlio è sempre libero, mentre prelevare dal suo libretto per coprire una spesa familiare o disinvestire il suo piano di accumulo prima della maggiore età, sono atti che richiedono il via libera del giudice. In pratica, il denaro intestato al figlio è suo: i genitori lo amministrano nel suo interesse, ma non possono usarlo liberamente come fosse proprio.
È un vincolo di tutela, non un cavillo, e va considerato prima di scegliere a chi intestare gli strumenti.
AVVERTENZE
Articolo a finalità informative. Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Gli strumenti d’investimento come gli ETF possono oscillare: i rendimenti passati non garantiscono quelli futuri e il capitale può ridursi. La gestione dei beni intestati a un minore è soggetta a regole di tutela specifiche. Le aliquote fiscali e le regole ISEE sono aggiornate a maggio 2026: verifica i dati ufficiali prima di operare. Ogni scelta richiede un’analisi della situazione personale, possibile in sede di consulenza dedicata.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
