
13 Agosto 2026
Rating obbligazioni: come si legge il voto (AA, BBB, BB)
Il rating di un’obbligazione incide sul rischio molto più di quanto suggerisca la cedola. Al diminuire del rating, il rendimento tende ad aumentare: dalla AAA alla BB la cedola cresce e con essa la quota di chi, storicamente, non ripaga il debito.
Tra gli emittenti col voto più alto, in un anno i default sono vicini a zero. Nella fascia più fragile si arriva a circa uno su quattro (fonte: S&P Global).
È lo stesso voto in lettere che fa salire il rendimento. Prima di analizzare la cedola, è utile capire come si legge questo voto.
Che cos’è il rating di un’obbligazione (e chi lo assegna)

Il rating è un giudizio sintetico sull’affidabilità di chi emette il titolo: misura quanto è probabile che paghi cedole e capitale alle scadenze promesse. È una stima, non una promessa. Le agenzie la rivedono quando i conti dell’emittente cambiano.
A esprimerlo sono poche agenzie specializzate. Tre coprono gran parte del mercato: S&P Global, Moody’s e Fitch. Guardano i conti dell’emittente, il settore e il debito, poi condensano tutto in una sigla.
Il rating accompagna ogni obbligazione, dai titoli di Stato come i BTP alle emissioni delle aziende. La guida a BTP e obbligazioni inquadra questi strumenti. Qui isoliamo il voto e la sua scala.
È un aspetto che nelle proposte in banca si tende a saltare: il rating fotografa chi emette il titolo, non quanto è generosa la cedola. Una cedola alta su un emittente fragile resta una cedola su un emittente fragile.
La scala del rating delle obbligazioni: da AAA a D

Le agenzie mettono il giudizio in una scala di lettere. Nella versione di S&P e Fitch si parte dalla AAA (la massima solidità) e si scende fino alla D, che segna un default già avvenuto. Più scendi, più cresce il rischio e, di solito, la cedola.
Ogni gradino ha le sue sfumature. Un `+` o un `−` indicano la parte alta o bassa dello stesso scalino: BBB+ vale un filo più di BBB−.
Moody’s racconta la stessa storia con un altro alfabeto: Aaa, Aa, Baa al posto di BBB e i numeri 1, 2, 3 al posto di più e meno. Cambia la grafia, non la sostanza.
La tabella mette le due notazioni a confronto.
LA SCALA DEL RATING A CONFRONTO
| S&P e Fitch | Moody's | Fascia | Cosa dice |
|---|---|---|---|
| AAA | Aaa | Investment grade | Massima solidità, default molto raro |
| AA / A | Aa / A | Investment grade | Emittente solido, poco sensibile al ciclo |
| BBB | Baa | Investment grade | Adeguato: l'ultimo gradino "da investimento" |
| BB | Ba | High yield | Speculativo: primo gradino sotto la soglia |
| B | B | High yield | Vulnerabile nei periodi difficili |
| CCC → C | Caa → C | High yield | Molto rischioso, vicino al default |
| D | — | Default | Il debito non è stato onorato |
La linea tra investment grade e high yield passa tra BBB− e BB+ (tra Baa3 e Ba1 per Moody's).
Investment grade o high yield: dove passa la linea?

La distinzione più rilevante è la linea tra investment grade e high yield.
Sopra la linea, da BBB− in su (in Moody’s da Baa3), stanno gli emittenti considerati solidi. È l’area investment grade, “qualità da investimento”.
Sotto, da BB+ in giù (Moody’s Ba1), comincia l’high yield, “alto rendimento”, quello che una volta si chiamava *junk bond*: qui le cedole sono più ricche perché sale la probabilità di non essere rimborsati.
La linea non è un’etichetta accademica. Molti fondi e investitori istituzionali hanno il divieto di tenere titoli sotto investment grade. Quando un emittente scivola sotto la soglia, quei fondi sono costretti a vendere: il prezzo può scendere prima ancora che i conti dell’azienda peggiorino davvero.
Un esempio concreto sono i BTP, presenti in molti portafogli privati. A metà 2026 l’Italia ha rating BBB+ per S&P e Fitch, Baa2 per Moody’s: investment grade, due gradini sopra la soglia. Il rating di uno Stato è la versione “paese” di questo voto, ed è il rischio paese di quell’emittente che pesa quando tieni solo titoli italiani.
Il rating basta per scegliere un’obbligazione?
Il rating è la prima cosa da guardare, non l’unica. È una bussola, non un GPS: dà la direzione del rischio, non ogni dettaglio del percorso.
COSA IL RATING NON TI DICE
- Un voto alto non promette guadagni: chi è più sicuro rende meno, non di più.
- Non è per sempre: le agenzie alzano e abbassano i rating nel tempo.
- Non vale uguale per tutto l'emittente: un titolo subordinato rischia più di uno senior.
- Non misura la liquidità: un titolo può essere solido e comunque difficile da rivendere in fretta.
Questo aspetto è particolarmente rilevante quando un titolo viene presentato principalmente per la cedola. Un’obbligazione corporate con un bel 5% può avere un rating molto diverso da un’altra con la stessa cedola. Perfino due titoli della stessa azienda possono averne uno diverso, a seconda che siano senior o subordinati.
Il voto è il punto di partenza per capire cosa c’è davvero dietro quella percentuale.
Prima la solidità, poi la cedola
Mettere il rating al primo posto cambia l’ordine delle domande. Prima il voto di chi emette, poi il rendimento: la cedola è la conseguenza del rischio, non il punto di partenza.
Saper leggere quella sigla ti dice, in pochi secondi, se un rendimento arriva da un emittente robusto o fragile.
Il rendimento che ti attira è pagato dal rischio che ti porti in casa: il rating ti dice quanto.
AVVERTENZE
Il rating è l’opinione di un’agenzia, non una garanzia. Può essere modificato nel tempo. Un declassamento o il default dell’emittente possono farti perdere cedole e capitale. Prima della scadenza, il prezzo del titolo può scendere. Valuta la solidità dell’emittente, l’orizzonte temporale e la coerenza con i tuoi obiettivi. Ogni decisione d’investimento richiede valutazioni personali.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
