
27 Giugno 2026
TER e costi totali degli ETF: come confrontarli davvero
Stai confrontando due ETF sullo stesso indice e scegli quello con il TER più basso. È la mossa più istintiva, la fanno quasi tutti, ed è anche l’errore di metodo più comune.
Il TER misura solo una parte di quello che paghi davvero: il costo reale di un ETF è fatto di più voci, e su orizzonti lunghi anche pochi decimi cambiano molto il risultato. Vediamo come confrontarli sul serio.
Cosa misura (e cosa non misura) il TER di un ETF

Il TER (Total Expense Ratio), o costo di gestione, è la spesa annua di gestione, amministrazione e custodia del fondo, espressa in percentuale del patrimonio. È utile, ma racconta solo un pezzo della storia: non include i costi di transazione interni, lo spread che paghi in borsa né le commissioni del tuo broker. Se stai ancora inquadrando lo strumento, parti dalla guida agli ETF e al piano di accumulo.
Per dare la misura, i costi di gestione di un ETF azionario si aggirano intorno allo 0,2% annuo, contro il 2% di costo totale di un fondo azionario a gestione attiva: circa dieci volte tanto (ESMA, Costs and Performance 2025). E l’Italia è il mercato europeo più caro per i fondi attivi, con un costo medio di gestione dell’1,42% contro l’1,17% della media UE (Morningstar Fund Fee Study 2025).
COSA NON FA UN ETF A BASSO TER
- Non garantisce il costo totale più basso: lo spread e le commissioni broker pesano a parte
- Non elimina il rischio di mercato né garantisce il rendimento
- Non dice nulla su quanto fedelmente l'ETF replica davvero l'indice
Le altre voci di costo che il TER nasconde

Il costo davvero “tutto compreso” si legge in altre voci.
La tracking difference è la differenza tra quanto rende l’indice e quanto rende l’ETF nella realtà: è l’indicatore più onesto, perché cattura in un solo numero quanto ti è costato davvero lo strumento.
Il bid-ask spread, la differenza denaro-lettera che paghi a ogni acquisto, è un costo implicito: sull’ETFplus di Borsa Italiana si è collocato intorno allo 0,1% medio nel 2025.
Poi ci sono le commissioni del broker, che cambiano molto da intermediario a intermediario.
Per confrontare due ETF in modo omogeneo c’è uno strumento preciso: il KID PRIIPs, il documento che dal 2023 espone i costi in un formato standardizzato. La regola pratica è semplice: guarda TER più tracking difference storica più spread medio, non il solo costo di gestione. Tra le voci che incidono c’è anche il metodo con cui il fondo segue l’indice, che puoi approfondire nella replica fisica o sintetica.
Quanto pesano i costi nel tempo

Pochi decimi di costo sembrano trascurabili, finché non li moltiplichi per gli anni.
Prendiamo 10.000 euro con un rendimento lordo del 7% annuo (ipotesi di scenario, non una promessa) e confrontiamo diversi livelli di costo.
EROSIONE DEI COSTI — 10.000 € AL 7% LORDO ANNUO
| Costo annuo | 10 anni | 20 anni | 30 anni |
|---|---|---|---|
| 0,20% (ETF globale) | 19.307 € | 37.276 € | 71.968 € |
| 1,00% | 17.908 € | 32.071 € | 57.435 € |
| 2,00% (fondo attivo tipico) | 16.289 € | 26.533 € | 43.219 € |
Calcolo a interesse composto, ipotesi dichiarate. Valori illustrativi, non promesse di rendimento.
Su 30 anni, tra lo 0,20% e il 2,00% di costo ballano 28.748 euro: il prodotto caro produce il 39,9% di capitale in meno, a parità di rendimento lordo di partenza. Non è una differenza di bravura del gestore, è solo costo che si accumula.
Perché il TER più basso non vince sempre
C’è un’ultima trappola, opposta alla prima. Anche fissarsi solo sul TER più basso può ingannare: due ETF con lo stesso costo di gestione possono avere una tracking difference diversa e quindi un costo reale diverso. E su un singolo anno entra in gioco un fattore che pesa spesso più del costo: il cambio.
È l’effetto che sorprende più risparmiatori: un anno di euro forte può cancellare buona parte del rendimento. Nel 2025 un indice a forte peso USA come l’MSCI World ha reso circa il +21,8% in dollari ma solo il +6,8% in euro per via dell’euro forte. In dodici mesi, l’effetto valuta ha contato molto più di qualunque decimale di TER.
Vale la pena ricordare anche perché tanti risparmiatori finiscono su prodotti più cari. Se gli ETF costano meno, perché le banche propongono spesso fondi attivi? Perché i fondi attivi generano provvigioni per chi li colloca, gli ETF no. È una scelta commerciale che non sempre coincide con l’interesse di chi investe.
AVVERTENZE
Articolo a finalità informative. Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le simulazioni sono illustrative e basate su ipotesi dichiarate, non sono promesse di rendimento. I dati di costo sono aggiornati alle fonti citate (ESMA, Morningstar 2025). La scelta di un ETF richiede una valutazione della tua situazione e dei tuoi obiettivi.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
