
7 Giugno 2026
Novità previdenza pubblica 2026: le misure in Manovra
La Legge di Bilancio 2026 introduce modifiche rilevanti ai requisiti di accesso alla pensione: stop a Quota 103, ripresa dell’adeguamento alla speranza di vita, rivalutazione contenuta dei minimi pensionistici e introduzione del Bonus Maroni detassato per chi sceglie di posticipare la pensione.
Il quadro 2026 conferma un sistema INPS caratterizzato da requisiti più strutturati e progressivi, con effetti che si manifestano in modo graduale dal 2027 fino al 2030.
Età pensionabile e anticipata standard

Per il 2026 i requisiti restano stabili:
- Pensione di vecchiaia: 67 anni + 20 anni di contributi
- Pensione anticipata standard: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (indipendentemente dall’età)
La novità è il calendario degli aumenti già tracciato dalla manovra. Il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, sospeso negli anni scorsi, riprende con cadenza biennale:
- 2027: vecchiaia a 67 anni e 1 mese, anticipata 42 anni e 11 mesi (uomini) / 41 anni e 11 mesi (donne)
- 2028: vecchiaia a 67 anni e 3 mesi
Gli adeguamenti sono legati alla speranza di vita rilevata dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) e possono variare negli anni successivi.
Per chi pianifica l’uscita oltre il 2026, i requisiti attuali sono un punto di partenza: è previsto un incremento progressivo secondo il calendario già definito.
Quota 103: cosa resta per chi ha maturato i requisiti
La Quota 103 (62 anni di età + 41 anni di contributi, con ricalcolo contributivo penalizzante) non è stata prorogata dalla Legge di Bilancio 2026.
Chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 conserva il diritto e può accedere alla pensione secondo le regole previgenti, anche presentando domanda nel 2026 o oltre. Per i nuovi maturanti dal 2026, Quota 103 non è più prevista per chi matura i requisiti dal 2026.
Per il quadro completo delle vie d’uscita anticipata disponibili nel 2026 (Quota 41 per categorie tutelate, Ape sociale, Opzione donna, RITA col fondo pensione) c’è la guida alla pensione anticipata 2026.
Contributivi puri: la stretta del moltiplicatore (3,2x dal 2030)

Per i contributivi puri (lavoratori che hanno iniziato l’attività dopo il 1° gennaio 1996), la pensione anticipata a 64 anni con 20 anni di contributi è condizionata dal raggiungimento di un assegno minimo.
Nel 2026 la soglia resta a 3 volte l’assegno sociale. Dal 1° gennaio 2030, il moltiplicatore sale a 3,2 volte l’assegno sociale: un incremento graduale della soglia richiesta che limita ulteriormente l’accesso anticipato a chi ha avuto carriere remunerative. Per i lavoratori interamente nel sistema contributivo, i requisiti economici diventano più stringenti.
Restano confermate le tutele per le madri:
- 2,8x l’assegno sociale per le madri con un figlio
- 2,6x l’assegno sociale per le madri con due o più figli
Senza questo requisito economico, il contributivo puro deve restare in servizio fino ai 67 anni.
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Bonus Maroni: incentivo a posticipare la pensione
Il Bonus Maroni (chiamato anche “Bonus Giorgetti”) è confermato e detassato per il 2026. Si applica ai lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di continuare a lavorare invece di pensionarsi.
Il meccanismo: i contributi previdenziali normalmente versati dal lavoratore (circa il 9,19% della retribuzione) non vengono più trattenuti e vanno direttamente in busta paga. La novità 2026 è la detassazione: questa quota aggiuntiva non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF.
L’effetto per il lavoratore è un aumento del netto in busta paga, senza riduzione della futura pensione (i contributi datoriali continuano a essere versati e accreditati).
Rivalutazione 2026 e minimi pensionistici
Per il 2026 sono previste due novità sulla rivalutazione:
- Pensioni minime: rivalutazione straordinaria dell’1,3%, che porta l’importo da 604,97€ a 611,85€/mese.
- Maggiorazione sociale di 20€/mese per pensionati con almeno 70 anni in condizioni economiche disagiate, secondo i requisiti reddituali previsti dalla normativa.
La rivalutazione ordinaria delle pensioni superiori al minimo segue gli scaglioni standard ISTAT, applicati in misura piena fino a 4 volte il minimo e ridotta sulle quote eccedenti.
Il divario tra ultima busta paga e prima pensione

Le proiezioni confermano un rapporto pensione/retribuzione più contenuto per le generazioni più giovani: per le generazioni nate dopo il 1980, la pensione INPS coprirà solo il 52-60% dell’ultimo stipendio per i dipendenti e il 45-55% per gli autonomi (fonte: Ragioneria Generale dello Stato, Rapporto n. 26 sulle previsioni di lungo periodo, 2025).
Il divario tra ultima busta paga e prima pensione rende rilevante la valutazione di strumenti integrativi con il fondo pensione complementare. Per il quadro completo c’è la guida alla pensione integrativa e al fondo pensione. Sulle novità della previdenza complementare 2026 (deducibilità 5.300€, portabilità contributo datoriale, RITA) c’è l’approfondimento novità previdenza complementare 2026.
AVVERTENZE
I requisiti, le aliquote e gli importi della Legge di Bilancio 2026 sono confermati al momento della redazione. Aggiornamenti normativi successivi possono modificare le soglie e i meccanismi descritti. Per i casi specifici è sempre opportuna la verifica diretta con un patronato qualificato o con l’INPS.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
