
23 Settembre 2026
Fed rialza ancora: come proteggere il portafoglio?
A cura di Francesco Mitidieri, Consulente Finanziario Indipendente
Fed e tassi in salita: lo scontro con Trump e le 4 mosse per proteggere il portafoglio
La Federal Reserve alza ancora i tassi d’interesse, riaffermando la linea rigorosa contro l’inflazione. La decisione riaccende subito le tensioni a Washington, scontentando Donald Trump.
L’insoddisfazione di Trump e l’indipendenza della Fed
Trump, da sempre favorevole a tassi bassi per sostenere crescita e competitività, ha criticato il rialzo, chiedendo tassi all’1% o meno e avvertendo che il costo del denaro più alto rischia di frenare consumi, investimenti e listini.
C’è però una differenza rispetto ai precedenti scontri con Jerome Powell: Trump non ha attaccato personalmente Kevin Warsh, il presidente della Fed scelto da lui stesso. Ha invece scaricato la responsabilità sul resto del board, definito “ostile” e “politico”: “Mi affido a Kevin, ma ha un board molto difficile”, ha dichiarato, dicendo di avergli suggerito di votare comunque con gli altri membri (https://www.cnbc.com/2026/09/16/trump-fed-interest-rate-warsh.html). Un atteggiamento che per ora concede fiducia al suo uomo alla Fed, pur mantenendo la pressione sull’istituzione.
La Fed rivendica la propria autonomia: l’obiettivo resta la stabilità dei prezzi, anche a costo di scontrarsi con la politica.
Come hanno reagito i mercati
Nei giorni successivi, i mercati non hanno letto il rialzo come una minaccia: dopo una prima reazione cauta, l’azionario ha recuperato terreno, coinvolgendo anche settori non difensivi come il tech. Un segnale che gli investitori hanno premiato la coerenza della Fed più che punire il costo del denaro più alto.
Alcuni spunti per il portafoglio
Con tassi elevati ma mercati solidi, non serve stravolgere l’asset allocation: meglio valutare aggiustamenti misurati, visto che la reazione dei mercati invita alla prudenza più che all’allarme:
- Breve termine. Obbligazioni brevi e strumenti monetari offrono cedole interessanti con meno volatilità.
- Titoli legati all’inflazione. Le obbligazioni indicizzate aiutano a mitigare l’erosione del potere d’acquisto.
- Diversificazione settoriale. Il mercato ha premiato anche il tech e altri comparti non difensivi: meglio bilanciare i settori difensivi (sanità, utilities, beni primari) con il resto del portafoglio, favorendo un’ampia diversificazione.
- Liquidità e oro, utili nei momenti di incertezza o per cogliere correzioni, senza diventare la scelta prevalente.
Affrontare questa fase richiede disciplina, diversificazione e lucidità, tenendo conto del profilo di rischio, dell’orizzonte temporale e degli obiettivi di ciascun investitore.

Il grafico illustra chiaramente il classico meccanismo di reazione della politica monetaria: i tassi d’interesse fungono da “freno” per l’inflazione. Quando l’inflazione si è impennata nel biennio 2021-2022, la Fed ha dovuto inseguire il fenomeno con un ritardo iniziale, per poi applicare una stretta incisiva. Oggi ci troviamo in una fase di normalizzazione: con i tassi d’interesse (4,0%) superiori all’inflazione corrente (3,4%), il tasso reale rimane leggermente restrittivo, garantendo un controllo sui prezzi ma consentendo, allo stesso tempo, un progressivo allentamento della stretta creditizia.
AVVERTENZE
le considerazioni di portafoglio contenute in questo articolo hanno finalità informative e non sono raccomandazioni personalizzate. I dati citati sono aggiornati alla data di pubblicazione: le decisioni di politica monetaria e la reazione dei mercati possono cambiare il quadro in poche settimane. Ogni scelta di investimento va valutata sul profilo di rischio, sull’orizzonte temporale e sugli obiettivi personali.
