Buoni fruttiferi postali: convengono ancora nel 2026?

3 Settembre 2026

Buoni fruttiferi postali: convengono ancora nel 2026?

Un buono fruttifero postale sottoscritto dodici anni prima, magari da un genitore, arriva a scadenza: allo sportello si sceglie fra incassarlo e sottoscriverne uno nuovo.

Il confronto si concentra su un solo dato, il rendimento indicato sulla scheda. Quel numero vale soltanto per chi arriva al dodicesimo anno.

Come funziona il rendimento di un buono fruttifero postale

I buoni fruttiferi postali li emette Cassa Depositi e Prestiti e li colloca Poste Italiane. La somma versata è garantita dallo stato italiano, il capitale minimo necessario per aprire un buono postale è 50 euro e non ci sono costi di sottoscrizione o rimborso.

I buoni in emissione non hanno tutti la stessa struttura. Nel Buono 3×4 con premio, a cui si riferiscono i numeri di questo articolo, il rendimento matura a scaglioni: ogni scaglione viene riconosciuto solo al compimento del triennio a cui appartiene. I trienni sono quattro.

Dodici anni in tutto, con un premio finale che si aggiunge soltanto al dodicesimo anno.

Le condizioni valgono per serie, non per sempre. Quella in emissione ad agosto 2026, sottoscrivibile dal 24 luglio 2026, porta il codice TF012A260724 ed è descritta nei fogli informativi pubblicati da Cassa Depositi e Prestiti. La precedente, di aprile 2026, aveva un premio finale più basso.

Gli interessi scontano poi un’imposta sostitutiva del 12,5%, il prelievo che sostituisce la tassazione ordinaria sui redditi da capitale. Non si paga l’imposta di successione e il bollo scatta solo oltre 5.000 euro di valore di rimborso. Dopo la scadenza il buono diventa infruttifero. Per i buoni cartacei, non per quelli dematerializzati, il rimborso si prescrive in dieci anni: oltre quel termine il capitale non è più esigibile.

L’attesa del triennio colloca il buono lontano dagli strumenti per la liquidità a breve, che maturano il rendimento giorno per giorno.

Nel buono il capitale è garantito e sempre disponibile. Il rendimento è fisso ma si acquisisce solo a scaglioni compiuti.

Buoni fruttiferi postali: convengono ancora nel 2026?

Quanto rende un buono rimborsato prima della scadenza?

Alla serie sottoscrivibile dal 24 luglio 2026 il rendimento effettivo annuo è del 2,99% lordo e del 2,67% netto, compreso il premio finale dell’8,00% lordo sul valore nominale. È il numero della scheda, valido a una condizione: che il buono resti sottoscritto dodici anni.

Il foglio informativo del 24 luglio 2026 lo dice in una riga sola: gli interessi maturati nel corso di un triennio non vengono corrisposti se il buono è rimborsato prima che quel triennio sia compiuto.

Non è una penale. Quegli interessi non entrano proprio nel valore di rimborso.

I coefficienti dello stesso documento lo mostrano in tabella: prima del terzo anno il rimborso è esattamente il capitale versato, senza un euro di interessi. Poi il valore al terzo, quarto e quinto anno è identico, come dal sesto all’ottavo e dal nono all’undicesimo. Su 10.000 euro nominali, due anni in più dentro lo stesso triennio non generano alcun interesse.

La differenza si concentra tutta nel salto finale. Su quei 10.000 euro il rimborso all’undicesimo anno vale 11.707,06 euro netti, alla scadenza del dodicesimo vale 13.717,78 euro netti.

Sono 2.010,72 euro netti per dodici mesi di attesa, il 54,08% di tutto il guadagno netto dei dodici anni: il rendimento medio annuo netto passa dall’1,44% al 2,67%. (Importi netti dell’imposta del 12,5% e al lordo del bollo, dai coefficienti ufficiali della serie, senza rimborsi parziali.)

In questo punto, la clausola più rassicurante del prodotto assume un significato diverso. «Rimborsabile in qualsiasi momento»: è normale leggerla come una flessibilità priva di costi.

È invece la clausola che permette di interrompere il percorso di maturazione del rendimento: il capitale torna sempre, gli interessi del triennio in corso restano dove sono.

COSA NON FA UN BUONO FRUTTIFERO POSTALE

  • Non riconosce il rendimento indicato a chi rimborsa prima del compimento del triennio: gli interessi di quel triennio non vengono corrisposti.
  • Non è un conto deposito: non ha un tasso che matura giorno per giorno, e la garanzia arriva dallo stato, non dal Fondo Interbancario che tutela i conti bancari.
  • Non protegge dall'inflazione: il rendimento è fisso e stabilito alla sottoscrizione (esiste una variante indicizzata, che è un altro buono con regole proprie).
  • Non produce interessi dopo la scadenza: dal giorno successivo al dodicesimo anno il buono resta infruttifero.
Buoni fruttiferi postali: convengono ancora nel 2026?

Come lavoriamo noi di Finanza Semplice SCF

Siamo una Società di Consulenza Finanziaria Indipendente iscritta all’Albo OCF.
Veniamo pagati solo dai nostri clienti, mai dalle case prodotto: non collochiamo titoli né prodotti e non riceviamo retrocessioni.

La nostra analisi è indipendente e priva di conflitti di interesse: quando analizziamo i tuoi investimenti guardiamo solo ai numeri e al tuo interesse.

Buono fruttifero, conto deposito o ETF monetario: cosa cambia sull’orizzonte

Un capitale che può restare investito per dodici anni non rientra nella categoria della liquidità: è una scelta di lungo periodo, da confrontare con strumenti di lungo periodo e non con il conto della riserva per gli imprevisti.

Il confronto utile si fa fra orizzonti, prima che fra tassi.

Tre strumenti, tre orizzonti diversi

  Buono 3x4 con premio Conto deposito ETF monetario (Exchange Traded Fund)
Orizzonte tipico 12 anni, a scaglioni di 3 Da pochi mesi a 5 anni Da pochi giorni in avanti
Tassazione 12,5% di imposta sostitutiva 26% sugli interessi 26% sui proventi
Imposta di bollo Esente entro 5.000 € di valore di rimborso, poi 0,20% annuo 0,20% annuo, senza soglia di esenzione 0,20% annuo sul deposito titoli
Garanzia Capitale garantito dallo stato italiano, senza tetto di importo Fondo Interbancario, con tetto di 100.000 € per depositante e per banca Nessuna garanzia pubblica: il patrimonio del fondo è separato da quello della società di gestione
Dove si acquista Uffici postali e canali online di Poste Italiane Banche e intermediari autorizzati In borsa, tramite un intermediario autorizzato
Cosa resta uscendo prima Il capitale, più gli interessi dei soli trienni già compiuti Il capitale, con interessi ridotti in caso di svincolo anticipato Il valore di mercato del giorno, che può essere sopra o sotto

Condizioni del Buono 3x4 con premio riferite alla serie TF012A260724, in vigore dal 24 luglio 2026 (foglio informativo CDP). Le colonne conto deposito ed ETF monetario sono qualitative: tassi e rendimenti cambiano nel tempo.

Sui primi tre anni il buono della serie del 24 luglio 2026 rende lo 0,88% annuo netto se rimborsato al compimento del terzo anno, quindi un conto deposito lo pareggia a 1,45% lordo se il buono resta sotto la soglia di esenzione dal bollo, a 1,18% lordo sopra. Su un orizzonte breve la struttura a scaglioni incide più del tasso.

Sull’orizzonte ancora più corto entrano gli ETF monetari, fondi che replicano il mercato monetario a brevissima scadenza e si vendono in borsa al valore del giorno. Lì il rendimento segue i tassi di mercato invece di essere fissato alla sottoscrizione.

La fiscalità resta un vantaggio reale ma non è l’elemento determinante nella valutazione: sull’intera durata il divario di orizzonte fra undicesimo e dodicesimo anno vale 3,5 volte il risparmio d’imposta dell’aliquota agevolata rispetto a quella ordinaria del 26%.

A chi conviene oggi un buono fruttifero postale?

Non esiste una risposta universale: la convenienza dipende dall’orizzonte e dagli obiettivi del capitale.

Conviene se:

  • il capitale può restare fermo per tutti e dodici gli anni
  • conta solo la certezza dell’importo di rimborso, non il rendimento
  • la somma ha una destinazione successoria

Non conviene se:

  • l’orizzonte è incerto o il capitale può servire entro pochi anni
  • serve un rendimento reale positivo, cioè superiore all’inflazione
  • si prevede di rimborsare parte del buono lungo il percorso: il premio finale si calcola su quanto resta (rimborso parziale possibile solo nella forma dematerializzata)

Sopra i 5.000 euro di valore di rimborso il bollo costa circa 10 euro l’anno già a 5.001 euro, cioè 120 euro in dodici anni a importo invariato. Il peso cambia con la permanenza: sulla serie del 24 luglio 2026 assorbe il 22,8% del rendimento annuo netto di chi esce al terzo anno contro il 7,5% di chi arriva al dodicesimo.

Resta il potere d’acquisto. Con l’inflazione di luglio 2026 (indice NIC dei prezzi al consumo, +2,9% annuo, dato definitivo ISTAT) mantenuta per ipotesi sull’intera durata, dodici anni di buono chiudono a un rendimento reale di -0,22% l’anno, al lordo del bollo.

Il buono batte l’inflazione solo se questa resta sotto il 2,67% di media annua, sotto l’1,44% per chi esce all’undicesimo, al lordo del bollo.

Su un orizzonte di due o tre anni la domanda non è quanto rende il buono ma quando conviene un conto deposito rispetto a un titolo che matura a scaglioni. Quando l’orizzonte non è definito, diventa essenziale valutare il ruolo di quella somma nel patrimonio complessivo, un ragionamento che si può fare insieme prima di firmare.

Buoni fruttiferi postali: convengono ancora nel 2026?

Il rendimento di un buono si misura in anni, non in percentuali

La percentuale stampata sulla scheda descrive un percorso completato, più che lo strumento. Il buono mantiene quello che promette, a patto che nessuno interrompa il conteggio.

Formulata in questi termini, la domanda «convengono ancora?» non coglie il punto centrale. Convengono a chi può lasciarli investiti per l’intera durata. La stessa struttura che li rende interessanti al dodicesimo anno li rende poco competitivi al terzo.

La domanda utile prima di sottoscriverne uno nuovo non è quanto rende ma fino a quando quel capitale può restare dov’è.

Il capitale che valuti di lasciare investito dodici anni è realmente destinato a un orizzonte così lungo?

Un’analisi indipendente organizza obiettivi, scadenze e strumenti e mostra se una permanenza così lunga è coerente con il resto del tuo patrimonio.

AVVERTENZE

I buoni fruttiferi postali garantiscono la restituzione del capitale nominale, non il rendimento indicato: quello dipende da quanto a lungo il buono resta sottoscritto. Rendimenti, premi e condizioni citati appartengono alla serie TF012A260724, sottoscrivibile dal 24 luglio 2026, e cambiano a ogni nuova emissione: prima di sottoscrivere va verificato il foglio informativo della serie in vigore. Alternative, costi, fiscalità e orizzonte temporale vanno valutati sul caso concreto.

Domande frequenti sui buoni fruttiferi postali

Il capitale nominale torna sempre, in qualsiasi momento, ed è garantito dallo stato italiano. Quello che si può perdere è il rendimento: uscendo prima del compimento del triennio, gli interessi maturati in quel triennio non vengono corrisposti. Può ridursi anche il potere d’acquisto, se l’inflazione supera il rendimento netto del buono.

Il rimborso è a vista e non ha costi. Si riceve però il valore maturato all’ultimo triennio compiuto, non quello in corso. Su 10.000 euro della serie sottoscrivibile dal 24 luglio 2026, uscire all’undicesimo anno invece che al dodicesimo significa incassare 2.010,72 euro netti in meno.

Dipende dall’orizzonte. A tre anni il rendimento netto della serie del 24 luglio 2026 è dello 0,88% annuo, che un conto deposito pareggia a 1,45% lordo o a 1,18% se il buono supera la soglia di esenzione dal bollo (come l’esempio da 10.000 euro). Sui dodici anni pieni il confronto cambia, perché entrano il quarto triennio e il premio finale.

Perché uniscono il capitale garantito dallo stato a un accesso semplice: si sottoscrivono in ogni ufficio postale o online a partire da 50 euro, senza costi. A questo si aggiunge la continuità familiare: è uno strumento che le famiglie italiane conoscono da generazioni.

A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138

Educazione Finanziaria