
8 Agosto 2026
Cosa sono i BOT e quando convengono più di un conto deposito
Hai una somma che non ti servirà per un anno e vuoi parcheggiarla senza rischi. Capire cosa sono i BOT cambia il conto più di quanto sembri: perché tra un BOT a dodici mesi e un conto deposito la differenza non la fa il tasso in vetrina, ma quello che resta dopo le tasse.
Cosa sono i BOT, i Buoni Ordinari del Tesoro

I BOT, i Buoni Ordinari del Tesoro, sono i titoli di Stato a più breve termine: 3, 6 o 12 mesi. Non pagano cedole. Il guadagno è tutto nello scarto d’emissione, la differenza tra il prezzo scontato a cui li compri e il valore di 100 a cui vengono rimborsati a scadenza. Compri a 97,35 e dopo un anno ti tornano 100: quei 2,65 sono il rendimento.
Rispetto ai BTP, che staccano cedole e durano anni, il BOT sta all’estremo corto della stessa famiglia di titoli di Stato italiani: stesso emittente, la Repubblica Italiana, stessa tassazione agevolata, ma orizzonte di mesi. Un BOT non è un BTP a scadenza breve, è un altro strumento.
Qui diamo per noti cedola, scadenza e rimborso. Se non lo sono ancora, i titoli di Stato per chi inizia vengono prima: la procedura d’acquisto è identica, conto titoli, codice ISIN e lotto minimo da 1.000 euro.
Quanto rende un BOT davvero? Lordo, netto e quel 12,5%

Il rendimento non è fisso: lo fissa l’asta. All’asta del 9 luglio 2026 il BOT a 12 mesi ha reso il 2,69% lordo (fonte: MEF, Dipartimento del Tesoro).
Il numero che conta, però, è il netto. Su 10.000 euro, un rendimento lordo del 2,69% vale 269 euro. L’imposta agevolata del 12,5% ne toglie circa 34, l’imposta di bollo dello 0,20% altri 20.
Restano circa 215 euro netti, un rendimento netto del 2,15%.
Quel 12,5% è il punto. È l’aliquota ridotta riservata ai titoli di Stato, meno della metà del 26% che pesa sulla maggior parte degli altri strumenti da parcheggio. Ed è la ragione per cui, contro un conto deposito, il tasso più alto non vince sempre.
BOT o conto deposito: quale conviene per parcheggiare la liquidità?

Il conto deposito vincolato è l’alternativa più naturale al BOT per tenere ferma la liquidità: stesso orizzonte, stessa logica di parcheggio. I due, però, non sono tassati allo stesso modo e la differenza pesa più del tasso pubblicizzato.
Prendi lo stesso rendimento lordo, il 2,69%, su 10.000 euro per un anno. Il BOT lascia 215 euro netti. Il conto deposito, tassato al 26% invece che al 12,5%, ne lascia 179.
Stesso lordo, 36 euro di differenza, solo per via delle tasse. L’imposta di bollo, lo 0,20% annuo, la pagano entrambi allo stesso modo: è già dentro i due netti e non sposta il confronto.
BOT 12 MESI VS CONTO DEPOSITO VINCOLATO (SU 10.000 €, STESSO LORDO)
| Caratteristica | BOT 12 mesi | Conto deposito vincolato |
|---|---|---|
| Tassazione | 12,5% (agevolata) | 26% |
| Garanzia | Repubblica Italiana | Fondo interbancario, fino a 100.000 € |
| Liquidità | Rivendibile sul mercato ogni giorno di borsa | Vincolato fino a scadenza (svincolo con penale) |
| Imposta di bollo | 0,20% annuo | 0,20% annuo |
| Rendimento netto | 2,15% (215 €) | 1,79% (179 €) |
Esempio su 10.000 € a parità di rendimento lordo (2,69%) per 12 mesi. Il rendimento del BOT è quello dell'asta e va verificato al momento. Fonte tassi: MEF/Borsa Italiana.
Il ribaltamento è tutto qui: perché un conto deposito batta un BOT non basta un tasso più alto, deve renderne circa il 18% in più di lordo. Un BOT al 2,69% equivale, al netto, a un conto deposito al 3,18%. Sotto quella soglia, a fine anno il BOT lascia più soldi.
Il confronto si fa più sottile appena allunghi l’orizzonte: sul tratto da uno a tre anni entrano in gioco i BTP a breve scadenza e conto deposito, dove contano anche la durata e le oscillazioni di prezzo. Sul brevissimo termine, invece, il BOT gioca quasi da solo.
COSA NON È UN BOT
- Non è un BTP: niente cedole, orizzonte di mesi, non di anni.
- Non è un deposito bancario: è un titolo, garantito dalla Repubblica Italiana e non dal Fondo interbancario.
- Non protegge dall'inflazione: rende un tasso fisso, non indicizzato ai prezzi.
- Non è "bloccato": si può rivendere sul mercato prima della scadenza, al prezzo del momento.
Quando conviene un BOT (e quando no)
Il BOT ha un compito preciso e lo svolge bene, purché tu gli chieda la cosa giusta.
Conviene se:
- hai liquidità ferma per 3-12 mesi e vuoi la massima sicurezza sul capitale
- preferisci la tassazione agevolata al 12,5% invece del 26% del conto deposito
- vuoi poter rivendere in qualsiasi momento, senza vincoli né penali
Conviene meno se:
- cerchi un rendimento che superi l’inflazione
- ti serve un flusso di cedole periodico, perché il BOT non ne paga
- hai un orizzonte di anni, dove entrano in gioco i BTP e altri strumenti
L’avvertenza che pesa di più riguarda l’inflazione. Un BOT difende la liquidità dalle oscillazioni, non dal carovita. Con i prezzi in salita del 3,2% annuo (ISTAT, maggio 2026) e un BOT al 2,15% netto, il potere d’acquisto scende comunque: il rendimento reale è negativo, intorno al -1%.
Come parcheggio va benissimo, come investimento no.
La liquidità ferma è una scelta, non una sosta
Un BOT è lo strumento giusto per una liquidità che aspetta, non per farla crescere. Sceglierlo al posto di un conto deposito, a parità di tasso, è più una questione di tasse che di rendimento. La domanda vera, però, viene prima dello strumento: quanta della tua liquidità deve restare davvero ferma e quanta sta solo aspettando una decisione?
AVVERTENZE
Il rendimento di un BOT dipende dall’asta ed è noto con certezza solo al momento dell’acquisto. Rivendere prima della scadenza può significare incassare meno del prezzo pagato, perché il valore di mercato oscilla. Con l’inflazione elevata il rendimento reale può essere negativo. Ogni decisione d’investimento richiede valutazioni personali su obiettivi e orizzonte temporale.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
