Il tuo fondo batte il mercato? Fondi attivi vs ETF

Il tuo fondo batte il mercato? Fondi attivi vs ETF

La maggior parte dei risparmiatori italiani ha in portafoglio almeno un fondo comune proposto dalla propria banca.

La domanda che quasi nessuno fa è anche la più semplice: quel fondo batte davvero il mercato, oppure costa di più e rende di meno di un indice replicato a basso costo?

Cosa significa “battere il mercato”

Battere il mercato significa fare meglio del proprio benchmark, cioè l’indice di riferimento che rappresenta il mercato in cui il fondo investe (per esempio l’indice azionario globale per un fondo azionario internazionale). Il confronto corretto non è “il fondo ha guadagnato?”, ma “ha guadagnato più dell’indice, al netto dei costi?”.

Un fondo può essere positivo e aver comunque distrutto valore rispetto al suo indice. Succede quando un ETF (Exchange Traded Fund) che replica lo stesso indice, a costo molto più basso, lascia all’investitore una quota maggiore del rendimento.

Cosa dicono i dati: fondi attivi vs ETF

Il tuo fondo batte il mercato? Fondi attivi vs ETF

Qui i numeri parlano chiaro. Secondo i dati SPIVA, tra il 73% e il 98% dei fondi a gestione attiva ha sottoperformato il proprio indice di riferimento su orizzonti di 5-10 anni (fonte: S&P Dow Jones Indices, SPIVA Europe Mid-Year 2025). Su dieci anni, per le categorie azionarie globali in euro, la quota di fondi che resta indietro arriva a sfiorare il 98%.

Detto al contrario: trovare oggi il fondo che batterà il mercato nei prossimi dieci anni è statisticamente molto più difficile che limitarsi a replicare il mercato stesso.

Come lavoriamo noi di Finanza Semplice SCF

Quando analizziamo i fondi che un cliente ha già in portafoglio, guardiamo il rendimento al netto dei costi rispetto al benchmark. Non vendiamo fondi né ETF di alcun emittente e non riceviamo provvigioni: la nostra analisi è indipendente e priva di conflitti di interesse.

Perché così pochi fondi attivi ci riescono

Il tuo fondo batte il mercato? Fondi attivi vs ETF

La differenza principale non è la qualità della gestione, ma il costo strutturale. Un fondo attivo applica costi di gestione (il TER) tipicamente tra l’1,5% e il 2,5% annuo; un ETF che replica lo stesso indice costa spesso tra lo 0,05% e lo 0,30%. Quella differenza si sottrae al rendimento ogni anno e si accumula con l’interesse composto.

C’è poi un secondo motivo, di cui si parla meno: i fondi attivi generano provvigioni per chi li colloca, gli ETF molto meno. È una dinamica commerciale legata ai modelli di remunerazione del settore.

Un esempio concreto del peso dei costi

Su 100.000€ investiti per 20 anni con un rendimento lordo del 6% annuo, pagare il 2% di costi invece dello 0,2% può tradursi in diverse decine di migliaia di euro di rendimento in meno a fine periodo. Non per colpa del mercato, ma dell’effetto composto dei costi anno dopo anno.

Su orizzonti lunghi è spesso questo, più del talento del gestore, a decidere chi resta indietro. È la differenza che non si vede nell’estratto conto del singolo anno, ma che decide il risultato finale. Per la struttura complessiva del portafoglio vedi la guida a costruire un portafoglio da zero.

Fondi attivi o ETF: quando ha senso l’uno o l’altro

Il tuo fondo batte il mercato? Fondi attivi vs ETF

La gestione passiva non è una religione: in alcuni casi il fondo attivo ha una funzione.

Un ETF a replica passiva conviene quando:

  • investi su mercati ampi ed efficienti (azionario globale, obbligazionario aggregato);
  • vuoi costi bassi e trasparenza sull’indice replicato;
  • hai un orizzonte lungo e vuoi che l’interesse composto lavori senza essere eroso dai costi.

Un fondo attivo può avere senso quando:

  • operi su nicchie poco efficienti o difficili da replicare con un indice;
  • cerchi una gestione specifica del rischio che un indice non offre;
  • accetti consapevolmente un costo più alto in cambio di quella gestione.

Per capire come gli ETF si inseriscono in un portafoglio diversificato vedi l’approfondimento sulla diversificazione del portafoglio e la guida agli ETF e al PAC.

Errori tipici dei principianti

  • guardare solo il rendimento dell’ultimo anno, senza confrontarlo con il benchmark;
  • ignorare i costi di gestione, che non compaiono in estratto conto ma erodono il rendimento;
  • confondere “il fondo della mia banca” con un prodotto costruito su misura per te;
  • cambiare fondo dopo ogni notizia di mercato, pagando costi di ingresso e uscita.

I tuoi fondi battono davvero il loro indice di riferimento?

Confrontare i fondi che hai in portafoglio con il benchmark, al netto dei costi, è il modo più rapido per capire se stai pagando una gestione che non sta producendo valore.

AVVERTENZE

I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri e ogni investimento comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. I dati e gli intervalli citati hanno finalità informativa e non costituiscono una raccomandazione personalizzata. Prima di investire, valuta attentamente obiettivi, orizzonte temporale, costi e alternative.

Domande frequenti

Confronta il rendimento del fondo, al netto dei costi, con quello del suo indice di riferimento sullo stesso periodo (almeno 5 anni). Il dato del benchmark è nel documento informativo del fondo. Se il fondo resta sotto l’indice in modo costante, stai pagando di più per avere di meno.

No. Alcuni hanno senso su mercati di nicchia o per gestioni specifiche del rischio. Il punto non è “fondo cattivo, ETF buono”, ma verificare caso per caso se il costo aggiuntivo è giustificato dai risultati nel tempo.

Spesso perché i fondi attivi generano provvigioni di collocamento, gli ETF molto meno. È una scelta commerciale legittima del collocatore, ma va valutata rispetto al tuo interesse e ai costi che pagherai nel tempo.

A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138

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