
18 Agosto 2026
ETF Value e Growth: due stili a confronto e quando sceglierli
Chi investe tramite ETF incontra presto due stili distinti: value e growth. Per quasi tutti gli anni Dieci ha dominato il growth. Poi è arrivato il 2022: l’indice MSCI World Growth ha perso il 29%, quello Value solo il 5,8%. Una differenza di oltre venti punti percentuali in un solo anno.
L’anno successivo lo stile growth è tornato a sovraperformare.
Value e growth: due modi opposti di scegliere le azioni

Il punto di partenza è il significato dei due stili. Lo stile value cerca aziende che costano poco rispetto ai loro fondamentali (gli utili, il patrimonio, i dividendi). Sono società mature, banche, aziende industriali: le aspettative di crescita sono più contenute, quindi il prezzo resta contenuto. È l’idea di comprare a saldo.
Lo stile growth fa l’opposto. Punta su aziende che crescono in fretta, di cui il mercato si aspetta molto e per cui è disposto a pagare caro, oggi soprattutto i grandi nomi della tecnologia.
La differenza si legge nei numeri. Il rapporto prezzo/utili (quanto paghi per ogni euro di utile) per il growth vale quasi il doppio che per il value, con un terzo del dividendo. Comprare value significa pagare poco per gli utili di oggi, comprare growth pagare molto per quelli di domani.
Value e growth a confronto
| Caratteristica | Value | Growth |
|---|---|---|
| Cosa cerca | Aziende a sconto sui fondamentali | Aziende in rapida crescita |
| Settori tipici | Finanza, energia, industria | Tecnologia, consumi |
| Prezzo / utili attesi | circa 15 volte | quasi 26 volte |
| Dividendo | 2,4% | 0,7% |
| Ha battuto l'altro stile | 2022 | 2023-2024 |
Dati degli indici MSCI World Value e MSCI World Growth, factsheet al 30 giugno 2026. Multipli e rendimenti dell'indice, al lordo di costi e imposte.
Non a caso value e growth sono due degli stili che gli ETF smart beta e il factor investing provano a catturare in modo sistematico.
Perché il testimone passa da uno stile all’altro?

La performance relativa dei due stili varia nel tempo. Dopo lo scoppio della bolla tecnologica, a inizio anni Duemila, il value ha guidato a lungo. Poi sono arrivati i tassi a zero e i grandi gruppi tecnologici: lo stile growth ha sovraperformato per gran parte del decennio.
Il 2022 ha invertito la leadership tra i due stili: con inflazione e tassi in rialzo, il value ha perso poco e il growth moltissimo. Nel 2023 e 2024 il growth è tornato avanti (+37% e +26% contro il +12% annuo del value), spinto dall’intelligenza artificiale. Nel 2025 sono finiti quasi pari.
Dietro l’oscillazione c’è soprattutto una leva: i tassi d’interesse. Il valore di un’azienda growth dipende da utili attesi lontani nel tempo, la stessa logica delle obbligazioni a lunga scadenza. Quando i tassi salgono, quei profitti futuri valgono meno oggi e i prezzi scendono.
Il value, che vive di cassa e dividendi già presenti, regge meglio.
Sul lungo periodo nessuno dei due domina per sempre. Negli ultimi dieci anni il growth ha reso in media circa il 16% l’anno e il value circa l’11%, con l’indice mondiale nel mezzo, al 13,7%. Sono numeri dell’indice in dollari, al lordo di costi e imposte.
Il growth soffre quando i tassi salgono, il value quando l’economia rallenta.
Il “growth” di oggi è una scommessa più concentrata di quanto sembri

Un aspetto spesso trascurato riguarda la concentrazione dell’indice growth. Nell’indice MSCI World Growth le prime dieci società pesano il 45% del totale, quasi tutte tecnologia americana: NVIDIA e Apple da sole valgono quasi un quinto dell’indice. Nell’indice Value le prime dieci si fermano al 22%, distribuite tra finanza, salute, energia e industria (fonte: MSCI, giugno 2026).
Questo implica un elemento importante: puntare tutto sul growth oggi significa concentrare il portafoglio su una manciata di titoli tecnologici americani. Lo stile che sembra più solido, perché sta vincendo, è anche il più sbilanciato.
C’è di più. Chi possiede un normale ETF sul mercato mondiale (MSCI World) è già inclinato verso il growth senza saperlo: quell’indice è per circa il 72% Stati Uniti, concentrato sugli stessi giganti.
Il tema non è aggiungere growth: ce l’hai già.
Value o growth: quale scegliere per il tuo PAC?
Arriviamo alla considerazione operativa. Per chi accumula con un orizzonte lungo, la conclusione più utile è anche la meno spettacolare: non devi scegliere. Un ETF ampio sul mercato globale contiene già entrambi gli stili, nelle proporzioni del mercato. Ti porti a casa sia il value sia il growth e lasci che sia il ciclo a fare il suo corso.
Inclinare il portafoglio su uno dei due si può fare e a volte ripaga. Chiede però due cose che quasi nessuno ha: convinzione per scegliere uno stile e pazienza per restarci anche in dieci anni di sottoperformance.
È utile evitare un errore frequente: il growth ha reso di più negli ultimi dieci anni, ma questo non è un buon motivo per comprarlo adesso. Inseguire lo stile che ha reso di più di recente espone al rischio di entrare quando il pendolo sta già tornando indietro.
Se vuoi un’inclinazione value o growth, tienila piccola e di lungo periodo: è lo stesso criterio con cui, nella guida completa agli ETF, si sceglie prima l’esposizione di base e solo dopo le scommesse di stile.
Prima di puntare su uno stile, la domanda vera è un’altra: quella scommessa la stai facendo apposta, o te la ritrovi in portafoglio senza saperlo?
AVVERTENZE
I rendimenti degli indici citati sono dati storici (al lordo di costi e imposte), non una previsione. Value e growth possono alternarsi in modo imprevedibile e ogni stile comporta rischi. Prima di investire, valuta obiettivi, orizzonte temporale e costi: i risultati passati non garantiscono quelli futuri.
Domande frequenti
A cura di Andrea Ballantini, Consulente Finanziario Indipendente iscritto all’Albo OCF con matricola: 627138
